Comunicare senza parlare!

La comunicazione è un atto globale,cioè un unsieme coerente e coordinato di azioni,dotato di significato.

Essa esige una pianificazione articolata per riuscire a gestire la sua complessità.

La comunicazione si manifesta attraverso una pluralità di sistemi di significazione e di segnalazione,da quello linguistico a quello non linguistico.

C'è chi sostiene che la vera comunicazione sia quella non verbale ,in quanto serva a celare la verità;come disse Voltaire :

" Le parole servono a nascondere il pensiero "




Meglio scappare!!

mercoledì 1 febbraio 2012

Un pò di storia...

La comunicazione non verbale è un campo di studi che ha raggiunto risultati accettabili molto recentemente. Uno dei problemi su cui gli scienziati si sono sempre dibattuti è sull' origine stessa dei segnali non verbali: sono innati? Oppure sono appresi? Un esempio che può aiutarci a districarci nella complessa matassa è il sorriso: si tratta di un' espressione spontanea e innata; il sorriso è il prodotto di un' attivazione del nostro sistema neuromuscolare a seguito di uno stimolo vissuto come piacevole dal soggetto, che poi si è trasformato in un importante strumento di segnalazione sociale. In altri termini, noi esseri umani siamo in grado di mostrarlo quando lo riteniamo più opportuno; al contempo è una reazione naturale, perché la si può osservare anche in bambini di pochi mesi, i quali sorridono, ma non certo per convenienza o perché sia giusto farlo.L' espressione delle emozioni è uno degli aspetti del problema che più ha affascinato gli studiosi da sempre: le ricerche eseguite in questo campo ci hanno dimostrato che esistono differenti centri cerebrali che agiscono sul nervo facciale dell' uomo, il quale a sua volta interviene sull' azione dei muscoli del volto, producendo così le diverse espressioni in relazione alle diverse emozioni. Una cosa appare tuttavia sufficientemente chiara: le strutture deputate al controllo delle espressioni spontanee sono l' ipotalamo e il sistema limbico, mentre quelle intenzionali sono modulate dai centri superiori, ubicati nella corteccia cerebrale. Questo ha portato gli studiosi ad affermare che le espressioni spontanee sono di origine innata, tanto che il bambino piccolo, già poco dopo la nascita, è in grado di manifestarle. Mentre quelle intenzionali dipendono dall' apprendimento, quindi dalla cultura e dall' ambiente di riferimento che le "insegnano".
Molti psicologi di rilievo ci hanno insegnato che nei primi anni di vita del bambino, svolgono un ruolo determinante sia i fattori biologici innati sia quelli appresi nel corso dell' esistenza. Il bambino, insomma, dispone di un ricco apparato di segnali non verbali per attirare l' attenzione delle figure di riferimento primarie: piange, ride, emette acuti vocalizzi eccetera. Si tratta disegnali che nessuno gli ha insegnato e che quindi, possiamo concludere, fanno parte del suo corredo biologico di conoscenze.
Questo ci fa capire che la diatriba tra innatisti e ambientalisti, che originariamente inquinava gli studi sulla comunicazione non verbale, è oggi ampiamente superata a favore di un approccio più integrato alla materia: la comunicazione non verbale è composta sia da elementi biologicamente determinati sia appresi.
La comunicazione non verbale, dunque, si può apprendere: si tratta di un linguaggio che tutti impariamo crescendo e utilizziamo parallelamente a quello verbale, anche se la nostra parte razionale e logica non è abituata a riconoscerne il significato e per questo normalmente non ne decodifichiamo il significato.
Non si tratta, allora, di imparare a comunicare in modo non verbale,ma di imparare ad interpretare il linguaggio non verbale.

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